Quando mi sono messa a scrivere ho avuto un attacco della sindrome dell’impostore, quella suggestione che ti fa credere che non vali abbastanza per quello che hai da dire o ancor peggio che sei al posto sbagliato oppure stai rubando dal lavoro degli altri. Grazie al cielo ho avuto una folgorazione improvvisa: se io scrivo di me, di episodi della mia vita, delle mie paranoie e dei miei sogni ad occhi aperti, in questo caso nessuno, e dico nessuno, può accusarmi di essere un impostore.

Perché ogni storia è unica, può avere delle similitudini, dei passaggi vissuti anche da altri, delle esperienze in comune, ma ogni storia è unica, esattamente come le emozioni che viviamo quando viviamo (non è un errore).
La tua vita. La tua storia.
Ogni storia è unica e se io ti dono pezzi della mia, di storia, allora sono certa che sia vera e sincera.
Cominciamo? Il viaggio insieme è lungo il giusto per toccare una serie di punti che io considero importanti per stare centrati. Non in equilibrio, perché l’equilibrio sa di precario: un alito di vento può farti oscillare o addirittura cadere. Centrato invece, nella mia accezione, significa stabile sui tuoi piedi, in grado di reggere qualche scossa, qualche colpo forte, ma sempre fermo e saldo.
Ecco. Mi siedo qui un attimo e scrivo questo per parlare con te, a te.






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