Tra i trend dei content creator, a inizio estate, spicca con prepotenza il tema “Vacanze“. Ognuno dice la sua: si può staccare dai social e prendersi una pausa, si può continuare a pubblicare con un taglio soft, si può programmare post per mantenere attivo il profilo. Le soluzioni sono tante e sono tutte giuste, proprio perché non esiste una regola universale: non c’è il giudice del social che viene a controllare se e cosa hai pubblicato. E nessun garantisce se quello che hai scelto di fare farà bene o male alle tue relazioni online (dicesi community).
Mentre scrollavo sul social e riflettevo sulla comunicazione che le persone promuovevano, mi è balenato questo pensiero in testa: un tramonto è sempre un tramonto, il caffè è sempre un caffè, la recensione di un libro è la recensione di un libro, una ricetta è sempre una ricetta, i figli che giocano sono sempre figli che giocano. Ovunque! Che sia a casa, al mare, in montagna. Che sia Monza, Rimini, Zanzibar, il Trentino, l’Everest.
Il dove sei e cosa fai è una variabile della tua presenza social, ma non è una variabile chi sei e come decidi di raccontarlo.

Ho visto foto di persone in resort che probabilmente sfioravano le 6 stelle, ma ciò che mi è arrivato è stato l’entusiasmo della sorellanza e non l’ostentazione del lusso.
Ho visto foto di amici in campeggi tra sport e birre, non ho percepito la qualità delle piazzole o se i bagni condivisi erano puliti.
Ho visto le foto del tramonto sul Mar Tirreno e l’alba del Mar Adriatico… In tutti gli scatti ho ritrovato lo stesso desiderio di cogliere l’attimo in cui la luce appare e scompare e, anche se succede ogni giorno, per qualche strano sortilegio questo fenomeno viene fotografato come se fosse la prima volta.
La cosa che mi ha colpita in agosto non era chi c’è sempre e come decideva di raccontarsi, ciò che mi ha colpito, in realtà, è vedere chi non c’è mai apparire improvvisamente e decidere che quel pezzo di vita valeva pena di essere condiviso.
Perché solo quel pezzo di vita, mi sono chiesta? Perché il tramonto di Amalfi è stato postato sul social e invece non so niente del tramonto dietro casa in provincia di Novara? Quali pensieri ci sono alla base di questa scelta? E’ una questione di tempo e relax o è una questione di dare importanza a un momento invece di un altro attimo di vita e spazio?
Spesso viene criticato chi ci mette la faccia o la condivisione di molti attimi di sé. Ma chi lo fa sovente si mette a nudo, raccontando alti e bassi, usando ironia, suscitando polemica. Nonostante sia sempre un racconto parziale e centellinato, è pur sempre il racconto di una vita che che può influenzare qualcun altro.
Il nostro racconto social, aldilà di un uso anche professionale, è un racconto continuo, che vive sempre, segue il nostro ritmo, la nostra crescita personale. E’ uno storytelling di vita, uno storytelling di presenza, affermazione del sé e della traccia che vogliamo lasciare. Possiamo lasciare bellissime tracce di noi! Possiamo far arrivare pensieri e concetti e gesta grandi così, come gesti piccolissimi ma pieni di valore e significato.
Il caffè che fotografo in vacanza è dello stesso colore di quello di casa. L’importanza che darò al suo sapore è la stessa! Tanta importanza 😉 !!
Ecco, questi sono stati i miei interrogativi. Ho cercato di darmi qualche risposta, consapevole e serena di vivere il social che piace a me, come piace a me.
Un abbraccio,
Silvia
Instagram: @silviabonan






Lascia un commento