“Quando ci vediamo?” disse lui.
“Aspe’, guardo l’agenda” rispose lei. I secondi passavano, lei scrollava le date sullo smartphone, ma niente, sembrava che la data del secondo appuntamento fosse un traguardo lontano, non da corsa di 100 metri, bensì da maratona. Di New York. Con volo incluso da Milano Malpensa. La riposta arrivò dopo almeno 85 secondi pesanti come il viaggio sopra citato.
“Il 16 maggio, okay? Per cena, dopo le 21 almeno, che prima ho l’ape con le amiche”.
Stava per ribattere che era fra venti giorni, che nel frattempo avrebbe potuto incontrare altre donne, vivere altre vite, persino fare un Erasmus! Ma disse solo: “Va benissimo, me lo segno in agenda anche io, prima che si accavalli qualche altro impegno”.
Me l’immagino così la conversazione di due ragazzi di oggi, pieni di appuntamenti, attività, impegni extra-scolastici, pizzate… Non che questo non vada bene, anzi. E’ vita! Visto ciò che abbiamo vissuto, direi che è bello viverla appieno, no?
Tuttavia io amo liberare l’agenda, avere tempi lunghi tra un fare e l’altro, avere spazio.
Tra un dovere e l’altro, tra un appuntamento dal dentista e una cena con gli amici, ho bisogno di tempo. Possiamo chiamarlo di decompressione, oppure tempo libero o tempo morto… Chiamatelo come volete, fatto sta che a me piace tantissimo quello che si addita come “perdere tempo”.

Perdo tempo guardando fuori dalla finestra.
Perdo tempo leggendo.
Perdo tempo guardando la tv.
Perdo tempo al telefono.
Perdo tempo guardandomi i piedi.
Perdo tempo impiegando un’ora a sorseggiare la tisana prima di andare a dormire.
Lo sto definendo, un po’ provocatoriamente, perdere tempo perché è tempo in cui non ottengo risultati, non raggiungo obiettivi, non concretizzo nulla.
E’ il mio tempo del silenzio, in cui i pensieri girano nella testa, per poi andare a sedersi da qualche parte e farsi sentire belli forti, oppure si volatilizzano, lasciandomi solo una sensazione vaga e confusa.
Diciamo spesso che il tempo è prezioso, eppure ne sprechiamo un sacco.
Con persone che non ci piacciono, a ridere di battute che non ci convincono.
Facendo attività per dire di averle fatte.
E’ in quel tempo sprecato a fare cose per il dovere di farle, che ci perdiamo la bellezza del tempo di stare raccolti con noi stessi, a conoscerci, ad imparare a stare da soli perché è importante anche sapersi “bastare”.
Volevo fare un post sulla gestione del tempo, volevo scrivere le cose giuste che si dicono nella formazione, parlare di priorità, urgenza, importanza. La matrice di Eisenhower, la rivisitazione di Covey.
Ne è uscito un inno al tempo insolito e in controtendenza, che forse risveglierà qualche pensiero in qualcuno di voi e avrà arrecato noia in qualcun altro.
Forse ho perso tempo, a scrivere oggi. Ma il tempo delle parole a me stessa, per me, rimane uno dei doni più preziosi che possa farmi.






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