La misura a cui non pensi mai



Che viviamo in una società che ci misura lo sappiamo già. Ci misurano i voti a scuola, il fatturato raggiunto, i cavalli delle auto, i chili del corpo. Le misure sono sempre lì, a voler dire qualcosa di noi, che ci piaccia o no. Le misure sono tangibili, per questo piacciono, perché sono oggettive e se qualcuno sceglie un limite e tu non rientri in quel limite, allora diventi qualcos’altro. E certo, sono oggettive nella soggettività di ognuno di noi. Concetto interessante, vero?


E poi questa settimana ho notato un’altra unità di misura, a cui ancora non avevo fatto troppo caso.

La temperatura corporea. Sì, proprio quel numerino che indica se hai la febbre o no.

La cosa è andata così: nei giorni scorsi mi trascinavo tra pc, cellulare e auto, starnutendo, soffiando il naso, raschiando la gola nel vano tentativo di non sentire quel famoso pizzicore che pensi tu debba tossire, ma la tosse non esce. E non mi è passato neanche un attimo per il cervello il pensiero che… forse era meglio prendersi una pausa. Un giorno tra i cuscini, una tisana bollente sul comodino, luce soffusa e acqua nebulizzata per la stanza.

Non mi è venuta in mente che avevo bisogno di quello, finché non è arrivata la febbre.

La febbre è stata lo spartiacque tra “sei sana” e “sei malata”. Curioso, che ne pensate?


Quando è arrivata la febbre, ho alzato bandiera bianca in casa e ho detto: “Sono malata, sorry not sorry ma io do forfait” e mi sono accasciata tra i cuscini.

Ma mentre svenivo ringraziando il cielo che la febbre mi avesse salvato da me stessa, mi sono chiesta: ma perché ho dovuto attendere la febbre per fermarmi e dichiararmi malata?

Perché è misurabile. La febbre è misurabile.

La febbre è un numero e i numeri, si sa, giustificano, giudicano, decidono – evidentemente – chi siamo e come stiamo.

Ed ecco perché facciamo così fatica, quando non abbiano numeri che dicono cosa pensare. Che ci orientano, ci contestualizzano. E’ tra il grave e il rassicurante, tra lo spaventoso e l’inevitabile. No, non va bene.


S.


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