I bambini le vivono così: un minuto prima stanno giocando allegramente e saltellando, un attimo dopo si buttano a terra e strillano. Le emozioni. Che già dire “emozioni” ti fa venire sia il mal di pancia sia le farfalle allo stomaco. Le emozioni: una curva sempre in movimento, un continuo altalenarsi di pensieri e parole e sensazioni e vortici ed entrate e uscite.
Questa settimana ci sono stata dentro in pieno: vivendo attimi, con una persona in un momento difficile, e poi subito dopo presentandomi per cena a un compleanno, con la festa nella testa. Un attimo prima stavo giù e subito dopo mi incoraggiavo ad andare su.
In un continuo alternarsi, per giorni di up & down, che a guardarmi da fuori mi sono chiesta quanta forza dobbiamo avere, noi umani, per non collassare al cambio repentino di emozioni che viviamo e subiamo istante dopo istante.
Non vi sto a tediare sugli episodi, non sono rilevanti per il contesto. Ma ho riflettuto su qualcosa che vorrei portare qui, vorrei condividere con voi.

Questa curva delle emozioni non è facilmente gestibile dai bambini e non è gestibile per una ragione: i bambini fanno fatica a dar voce alle proprie emozioni, a chiamarle per nome, a riconoscerle.
Nel momento in cui si riconoscono le emozioni, invece, se le si “incasella” da qualche parte, ci si offre anche il tempo di viverle, accoglierle e poi lasciarle andare.
E allora mi sono chiesta come potevo io, in questa settimana dove la curva delle emozioni è stata davvero impegnativa (ricordiamoci sempre che non siamo solo social: abbiamo vite che non si vedono ma sulla pelle si sentono, eccome!), dicevo, mi sono chiesta come potevo io, in questa settimana dove la curva delle emozioni è stata davvero impegnativa, trovare me stessa e darmi attimi di conforto e anche donare attimi di giusta attenzione a chi stava vivendo altre sensazioni.
Mi sono risposta che il potere era nelle domande. Nelle domande e nell’ascolto delle risposte. Perché è così che ci si ritrova, dandosi il tempo di capire dove si è.
Hai avuto paura?
Hai voluto piangere?
Hai provato sollievo?
Dove hai toccato il fondo?
Quando hai respirato libertà?
Ti senti? Mi senti?
Cosa posso fare, ora, qui, per te?
Ammetto che è una pagina di blog sconclusionata e senza informazioni per elaborare al meglio il testo. Ma credo nel vostro potere di leggere il sottotesto, tra le righe, nelle virgole e nei punti.
Oggi vi offro domande e vi lascio con le vostre risposte. Per trovarmi, per trovarvi.
S.






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