A me. Oggi brindo a me.
La foto che accompagna questo post è scattata nel mio qui e ora. Questa è stata una settimana speciale e mi merito di prendermi del tempo per celebrarla.
Questa settimana ho compiuto 11 anni da mamma. Una roba pazzesca: la mia formazione continua, il mio apprendimento di amore misto ad ansia perpetuo. Cosa è successo in questi 11 anni?, mi sono chiesta. Boh, ho pilotato la mia vita in funzione anche di quella di qualcun altro e l’ho amato moltissimo, questo viaggio condiviso, l’ho accolto con gratitudine, ho scelto di non fermarmi ad essere “una” tra le tante, ma ho cercato sempre di essere “quella” giusta per qualcuno. Non sempre ci riesco, ma ci provo e quando non riesco mi abbraccio e piango un po’ con me stessa, per riprovarci domani, magari con più grinta, magari con meno pressione.
Questa settimana si conclude la scuola, si sono concluse le attività extra-scolastiche, si conclude un ciclo di vita, la primaria, che non ripeterò mai più nel mio ruolo di madre e che mi lascia ricordi belli e amarezza ma anche la consapevolezza che solo NOI possiamo fare accadere le cose, che la NOSTRA voce (squillante, diplomatica, aggressiva, empatica, non importa – la nostra voce, dicevo -) serve a dar vita alla voce di quelli più piccoli di noi e dobbiamo usarla e farla sentire.

Oggi celebro l’essere viva.
Celebro la fortuna di essere uscita indenne da tutte le occasioni in cui sarebbe potuta “finire molto male”.
Oggi celebro quel pizzico di fortuna che ogni tanto ci vuole e vorrei che quel pizzico di fortuna, raggiungesse quelle donne incoscienti, come lo siamo state tutte, quelle che amano e non riescono a uscire da vortici difficili, quelle che si dicono di potercela fare da sole, ma poi scoprono che la realtà è più dura, anzi no, è più cruda, più stronza, più maledetta e fa male.
Vi celebro, amiche donne, celebro la vita mia e la vita vostra. Celebro le vite spezzate da chi un cuore non ce l’ha e si merita solo oblio.
Celebro anche il mio corpo, visto che siamo qui. E’ due settimane che ti guardo con un po’ di pietà: gambe, braccia, pancia… Te ne sto dicendo di tutti i colori, paragonandoti a quello che eri 10-20 anni fa e che no, non sei proprio più. Ti celebro, corpo mio, che mi reggi e mi sorreggi e mi fai da scudo e cavaliere in questo viaggio.
Post simil-alcolico, ma è domenica sera, sono felice, sono anche un po’ triste, e le emozioni contrastanti non so raccontarle, se non così.
p.s. Se vuoi celebrarti anche tu, con un flusso di pensieri libero e senza pregiudizi, ti leggo su Instagram oppure nei commenti qui sotto.
Un abbraccio,
S.






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