Consapevole e colpevole


Ieri sera ho pianto.

Questo blog non vuole essere un blog personale ma un punto di partenza della formazione, della crescita e della riflessione, ed è proprio per questo che non posso evitare di raccontarvi che sono due sere che guardo il telegiornale e piango.

Davanti alle immagini di acqua e fango, non sono riuscita a trattenere le lacrime. Mia figlia mi ha guardata tra l’incuriosita e lo spaesata: mi ha già vista piangere. Mi ha vista piangere per persone che hanno perso la vita, mi ha vista piangere dal dolore quando mi sono fatta male, mi ha vista piangere per la guerra in Ucraina.

Ma ancora non mi aveva vista piangere per qualcosa di meno tangibile e misurabile.

Ho pensato molto al perché ho pianto e la risposta è un insieme di emozioni e concetti.


Questo fatto ambientale estremo genera in me conflitto interiore per qualcosa ancora fuori dal nostro controllo, inaspettato e, ancora una volta, come il covid, come la guerra, decisamente vicino a noi.

Ma dentro a quel fango, quella pioggia inarrestabile, quel moto perpetuo di acque, sono echeggiate parole come sacrificio di una vita, lavoro duro che facevano a cazzotti con altre parole come colpevoli, avidità.

Non so se riesco a spiegarlo, ora ci provo, nel caso prendete questo scritto solo come una pagina di diario che tiene traccia dei miei flussi di coscienza poco strutturati.

Da un parte mi sono immedesimata in quelle persone che hanno perso tutto. Ho proprio pianto per me e per quello che fin’oggi sono riuscita a costruirmi ma che è così effimero.

Casa tua ti sembra un rifugio sicuro? Sbam! Un momento dopo non lo è più. Hai perso tutto.

Dall’altra parte ho sentito tutto il peso di ciò che la nostra vita agiata ci permette di fare: prenderci gioco della natura e dei suoi super poteri.


E mentre voglio comprarmi quel vestito in più, perché mi fa bella e me lo merito perché lavoro sodo tutti i giorni, dall’altra parte quel vestito in più sarà uno schiaffo alla Terra.

E mentre voglio usare la macchina per fare pochi chilometri, perché così faccio prima e non mi si rovinano i tacchi, quella scelta sarà un pugno nello stomaco della Terra.

E mentre voglio buttare la carne, la frutta e verdura perché sono rimaste troppo tempo nel frigo e il loro odore è sospetto, quel gesto sarà il colpo di grazia della Terra.


Ho pianto.

Ho pianto un po’ me stessa.

Ho pianto un po’ per tutti noi.

Consapevole e colpevole, lascio traccia qui di quelle lacrime.


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