
L’altro giorno mia figlia ha notato una carta di credito per terra, sì, di quelle prepagate gialle, senza nome ma ben riconducibili alla posta. Appena me l’ha indicata, il primo pensiero è stato: “Oddio, ma è la mia?!” Dopo millesimi di secondo in cui mi sono resa conto che no, non era la mia, il secondo pensiero è stato: “Oddio, ma perché, perché l’ha vista?!”
Eh già, perché poi a quel punto, quando “vedi” le cose devi prendere decisioni.
E gli scenari possibili sono sempre gli stessi tre:
a) non faccio niente
b) la prendo e faccio qualcosa per aiutare
c) la prendo e peggioro la situazione
Pensateci, vale con qualsiasi situazione: trovare della plastica per terra, vedere una scena di bullismo, notare un vecchietto in difficoltà al semaforo, accorgersi che in famiglia qualcosa non va…
Ogniqualvolta “vediamo” qualcosa, possiamo decidere come agire.
Se un po’ mi conoscete, credo che saprete come ho agito io. Nonostante tutta una serie di paranoie (e se quando la consegno mi chiedono i dati? E se mi imputano qualche colpa? E se mi mandano in un posto più lontano per fare la denuncia? E se? E se? E se?)
E’ andato tutto bene, per dirvi com’è andata quella storia.
Ma è stata un’occasione come un’altra, nella quotidianità, di fare la cosa che ritenevo giusta e di essere un modello di riferimento.
Molto spesso mi rendo conto che dovrei parlare di più di comunicazione e formazione sul blog e sul social, dovrei dare consigli per come scrivere, raccontare, ispirare, convincere… Ma la comunicazione, non quella finalizzata al marketing e alla vendita, ma quella legata alla propria narrazione personale (chiamatelo pure personal brand), passa proprio da qui.
Parte dal racconto autentico di chi siamo e di come ci comportiamo offline.
Nasce dalle nostre azioni, prima ancora che dalle parole.
Cresce con la coerenza che perseguiamo nei valori che scegliamo.






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